Blog: quell'oggetto che viene aggiornato quando non si ha nulla da fare, in senso profondo.
L'altro giorno stavo parlando con l'amico X della sua relazione con Y. In particolare, avendo da poco conosciuto Y dicevo a X: guarda, mi sembra tanto simpatico (X a l'è 'na frisa cupio) e anche sveglio, ma pure un po' ignorantello. Come fai datosi che a te piacciono molto le discussioni intellettuali? La risposta di X: certo, questo particolare non è il massimo della vita, ma a volerlo i problemi si superano, ci sono tante altre cose che mi piacciono e su questa si può lavorare, basta venirsi incontro. A parte il fatto che nel caso specifico secondo me è difficile - ma si sa, io e l'ottimismo... -, bravo X: gli estremi di imperfezione esistono, è inevitabile, ci si impegna a renderli meno pesanti mettendoci dell'energia da ambo le parti, e soprattutto tenendo presente tutte le buone cose che esistono altrimenti con quella persona nemmeno ci uscivi la terza volta.
Poche ore dopo mi chiama A, altro amico di antichissima data, il quale sta con B che invece è una donna, e mi dice sconsolato: ma dannazione, sono anni che cerco di ragionare con B su questa e quest'altra cosa che secondo me non vanno bene nel nostro rapporto, ma siamo sempre al punto di partenza, non se ne esce, io che faccio? Gli aspetti che preoccupano A sono assai importanti, roba seria che riguarda incompatibilità nei progetti lavorativi e altre faccende di lungo termine... e lui da un anno cerca di farli andare in una direzione accettabile. Se non ce la fa, probabilmente fa bene a lasciare B. Ma bravo anche A, che per un sacco di tempo ha provato a salvare il salvabile a costo di sofferenze anche non irrilevanti.
Potrei andare avanti per vari paragrafi a decantare le virtù dei miei amici, ma non è questo il punto. Date le caratteristiche generali di questo blog, è evidente che voglio lamentarmi. Ovvero: ma perchè a me non capita mai che qualcuno mi dica guarda, c'è questa cosa anche seria che non va, vogliamo provare ad aggiustarla? La versione è di solito un'altra. Una volta ogni tanto, incontro un uomo interessante che si interessa a me, di norma con una certa intensità, anzi sufficiente intensità da far superare tutta una serie di barriere. Poi quest'uomo, indipendentemente dalle sue caratteristiche personali, mi conosce un po' più in profondità e invariabilmente prende la porta, dimostrando che in realtà può vivere tranquillamente senza di me e anzi. Nel frattempo io non capisco quasi mai niente, nel senso che elaboro teorie su cosa ho sbagliato, salvo rettificare tale presunto errore la volta successiva e incappare sempre nello stesso risultato finale. Ma mai che mi venga data un'opportunità - almeno in un linguaggio che io capisco - per provare a risolvere i problemi. Mi sembra sempre di essere nella posizione di chi deve alternativamente garantire standard impossibili o tornare a casa con la coda tra le gambe.
Sorgono spontanee due domande. Una: ma perchè non mi viene mai data una vera chance? Voglio dire... X, A e decine di altri uomini non fanno altro che cercare di passar sopra gli sharp angles o per lo meno smussarli, nell'interesse del valorizzare gli aspetti positivi, e invece questa cosa nei miei confronti è normalmente fatta poco, ancorchè io cerchi di farlo verso l'altro in tutti i modi (almeno credo), e ancorchè di solito mi sembra ci sia coinvolgimento sufficiente da indurre, in media, un po' di indulgenza. Escludendo che io sia intrinsecamente meno tollerabile di Y, B e decine di altre persone, mi sento un po' hard done by, insomma non è giusto e non capisco perchè vado sempre a finire là.
Due: ma quale sarà mai questo vettore di caratteristiche insostenibili o per lo meno non sufficientemente attraenti che vengono fuori solo nelle relazioni sentimentali? Se fossi semplicemente una persona che dopo un po' annoia, perderei per strada anche gli amici. Invece ciò non accade, tant'è che molti di loro sono in giro da vent'anni e continuano a desiderare la mia compagnia. Quindi è qualche cosa di molto disincentivante che faccio o non faccio solo in contesti di maggiore vicinanza. Sa il cielo che cosa, ogni tanto qualche indicazione mi viene data (quasi mai il tempo per lavorarci, dannazione) ma al di là di questo ci dev'essere qualche incongruenza su ciò che sembro poter offrire a un uomo quando mi incontra e ciò che invece emerge in una effettiva maggiore conoscenza. Altrimenti le cose andrebbero diversamente.
Non credo di mancare di onestà intellettuale se dico che non mi viene in mente nulla di così grave da meritare davvero il cartellino rosso secco senza nemmeno un tentativo di discussione. Una cosa è non piacere a qualcuno, e vabbè, pazienza, ma a quel punto nemmeno si avvicina. Se invece si avvicina and then he's gone dev'essere successo qualche cosa, e al di là di alcune spiegazioni troppo facili per essere vere trovo progressivamente più complicato capire il fenomeno.
D'altronde, tenersi ai fatti: questa sequela di allontanamenti va avanti da 10 anni ormai, con ogni tipo di uomo. Io sono profondamente stufa del fatto che le poche persone in grado di toccarmi profondamente a un certo punto se ne vanno come se niente fosse. Ma se non capisco perchè questo accade come faccio a risolvere il problema?
Questo articolo del Corriere online sfida veramente l'immaginazione, e altre rispettabili testate non fanno di meglio. In due parole: il Papa propone un punto filosofico, poco importa qui se condivisibile o meno, sul concetto - appunto filosofico - di "gender". I giornalisti ascoltano, non capiscono niente e pensano che parli di cambi di sesso. Si lanciano quindi con titoli e articoli completamente privi di senso nonchè di attinenza anche minima con i fatti in discorso. Questa è l'ipotesi più bonaria: è possibile che il fraintendimento sia volontario e volto a gettare benzina sul fuoco di una delle più noiose battaglie culturali di questi anni. Temo però non sia così: probabilisticamente l'idiozia vince sempre sulla malafede.
Ora mi spiego meglio.
I fatti, da quello che ho capito: il Papa, durante il rituale discorso natalizio in Curia, ha criticato l'idea di "gender". Come sa chiunque si sia occupato un pochino di temi dell'identità sessuale, e come dovrebbero sapere i giornalisti se intendono commentare affermazioni a tale proposito, nella letteratura psicologica, sociologica e antropologica il concetto di "gender" si contrappone a quello di "biological sex". Il sesso biologico è definito dalla conformazione fisica dei genitali; il genere è un concetto più ampio, che include elementi culturali circa la valorizzazione di alcuni aspetti fisici e caratteriali a scapito di altri, la definizione della propria identità tramite aspetti associati al ruolo nella riproduzione e nella cura della famiglia, e così via.
Il "gender" è concetto molto amato dal femminismo e in generale - mi si perdoni il livello di approssimazione - dalla sinistra libertaria, poichè l'idea di genere sottende che determinate caratteristiche psicologiche e comportamenti non siano intrinseche, apoditticamente, al numero di cromosomi X ma siano tutto sommato suscettibili di valutazione critica e scelta individuale. Insomma, se parlo di genere piuttosto che di sesso di norma sto esprimendo un'avversione al determinismo, e viceversa se parlo di "maschio e femmina" sto abbracciando una posizione più conservatrice. Si riparla di queste cose nel
post qui sotto da una prospettiva più personale.
Torniamo però al Papa. Riassumo cos'ha detto, a mia conoscenza: il concetto di genere, laddove declinato in modo estremistico, rischia di portare ad un'antropologia definita dalla volontà, che ignora il dato di fatto - il dato originario, di Creazione - del sesso biologico. Ciò non è bene in quanto esprime l'intenzione dell'uomo di autodefinirsi indipendentemente da Dio, intenzione destinata ad essere dolorosamente frustrata in quanto contraria al retto ordine del mondo.
Si può essere d'accordo o meno con questo ragionamento: io lo sono un po' sì e un po' no, ci ritornerò in futuro. Quello che è completamente sconcertante da ogni punto di vista: in prima pagina il Corriere titola "Il Pontefice: no ai cambi di sesso", e ancor più sorprendentemente l'articolo di dettaglio è "Riaffermare uomo e donna contro il transgender". Tema che non c'entra, purtroppo per il titolista, veramente niente.
Questo paper pubblicato su "Evolution and Human Behavior" riferisce di un interessante esperimento circa il dimorfismo sessuale dei giocattoli, che non è una rara perversione bensì il fenomeno per cui i bambini tendono a usare giocattoli diversi dalle bambine. Un gruppo di scimmie è sguinzagliato a divertirsi in una stanza da gioco. Lo and behold, i maschi prediligono intrattenersi con le macchinine e con il pallone, le femmine con le bambole e con una specie di pentola. Un libro per colorare e un cane di pezza riscuotono successo presso ambo i sessi.
L'esperimento s'inserisce nell'eterno dibattito su "nature or nurture" nei ruoli di genere, ovvero: quanto della differenziazione dei comportamenti tra maschi e femmine di specie umana viene da fatti biologici, ad esempio la produzione di diversi ormoni in diversa quantità, e quanto dal processo di inculturazione? Il fenomeno è difficilissimo da misurare; tanto per dire, possiamo misurare che determinate aree del cervello o diverse connessioni sinaptiche sono sviluppate in modo diverso tra maschi e femmine, ma se guardiamo soggetti adulti le neuroscienze ci insegnano che questo può essere anche un effetto ambientale. Guardare i bambini, pre-inculturazione, molto spesso non ha senso perchè il sistema endocrino - se capisco bene, l'ancoraggio più esogeno alla cultura che si possa trovare - non mostra forte differenziazione fino alla pubertà. Insomma, è un campo in cui è difficile fare esperimenti perfettamente controllati e poi è molto carico ideologicamente.
L'articolo in questione si colloca decisamente sul fronte diciamo conservatore, suggerendo che le differenze comportamentali sono quasi un fatto biologico. Non è l'unico, anche se questo esperimento specifico che io sappia è nuovo. Ce ne sono tantissimi, come ce ne sono tantissimi del fronte opposto.
Consapevole che il problema non si può risolvere una volta per tutte, la questione mi dà comunque da pensare. Mi ha sempre dato da pensare, anzi è uno dei temi che in assoluto mi appassionano di più, in qualità di persona che non ha mai capito precisamente quali panni vestire (in fatto e in metafora).
Dal punto di vista dell'approccio relazionale, sono non solo una tipica donna, ma anche una tipica donna ottocentesca: istintivamente cerco il romanticismo, lo slancio, la commozione e il conforto. Inoltre, non contemplo altra soluzione che la monogamia. Tutte cose che si trovano nelle femmine di molte specie, e nei maschi di
questo comico roditore. La media delle inclinazioni maschili, anche senza tirare in ballo nulla di becero, è estremamente diversa.
D'altra parte, da altri punti di vista ho molti più punti in comune con un uomo. Si comincia proprio dalle predilezioni nell'intrattenimento (i videogiochi, la rete, le moto quand'ero più piccola i Lego e certamente non le bambole), passando per alcuni tratti di carattere considerati tipicamente maschili (la determinazione, una tendenza a essere troppo diretta) e finendo con il punto più misterioso - fisicamente mi piaccio di più quando ho un aspetto meno femminile, sa il cielo perchè. Forse è solo narcisismo senza limiti, per cui non penso che devo attrarre un partner ma che devo rappresentare il mio partner. :-p
Non c'è stato nulla di strano nella mia socializzazione affettiva, crescendo: non odio mia madre, non ritengo che rappresentasse un modello sbagliato, non ritengo che tutte le donne siano orribili. Ho semplicemente saltato a piè pari, per disinteresse, tutta la modellistica bambina-giovane donna-donna che molte delle altre sottoscrivono. Tutto questo però sviluppando un'affettività e una sessualità tipicamente femminile, e rimanendo (purtroppo, dati i risultati) eterosessuale. Continuo a seguire con attenzione il dibattito scientifico nella speranza di capire qual è l'interruttore strano. :-)
Ho freddo e non ho voglia di uscire.
La citazione intellettuale è da Enrico Ruggeri. Un amico mi ricordava qualche giorno fa che Ruggeri, autore per la Mannoia, si intuberò non poco quando la Mannoia medesima disse "I cantautori di destra in questo paese sono tutti pessimi." E dico io!
Da emigrante -45 (che non è la temperatura tedesca, ma il tempo che manca), valuto che:
- Arrivata a Roma vedevo le auto governative e pensavo "Ooooh". Ero convinta, dato anche il lavoro, che avrei visto chissà quale processo decisionale, che avrei frequentato chissà quale stanza dei bottoni. Tutte balle, oh yeah!
- Avrei voluto scrivere su Il Foglio, invece ho scritto un pochino su decidere.net, su Giornalettismo, su questo blog, sul blog di Pietro come commentatrice onnipresente. Un flop che non vi dico.
- Avrei voluto scalare il mercato immobiliare e l'ho fatto ma adesso mi chiedo se non ho sbagliato i conti.
- Avrei voluto mettere su famiglia e hahahahahahahaha.
- Avrei voluto produrre dischi punk, l'ho fatto per qualche mese poi non avevo tempo.
Molto stranamente, sono in un posto molto simile a dov'ero nell'inverno del 2001, quando vivevo a Londra. Amore che vieni, amore che vai (e daje con Ruggeri). Giusto per non essere noiosi con Vico.
Cos'ho scoperto, cos'ho imparato di nuovo?
Quasi niente, se non che gli eventi determinanti saranno pure determinanti ma eh insomma. E che il lupo perde il pelo ma perde il pelo.
Ho capito una cosa importante e spero che mi aiuti.
Da un anno e mezzo mi chiedo come si superano le gravi disgrazie sentimentali. Comincio a pensare che la domanda sia sbagliata. Infatti l'armamentario concettuale a cui si fa ricorso in tali situazioni ha molto a che vedere con la spiegazione dei comportamenti e delle motivazioni proprie e dell'altro. Si cerca di seguire un itinerario psicologico la cui conclusione dev'essere, inevitabilmente, "Meglio così". Altrimenti non se ne esce più.
Ho svolto quest'operazione con successo riguardo ad alcuni partner del passato; non implica che abbia perso la stima nei loro confronti, ma sono contenta di non averne sposato nessuno, perchè non sarebbe stata la scelta migliore.
Nel caso presente, invece, questo percorso non si può compiere, poichè al solo occhio umano "Meglio così" è semplicemente falso. Le motivazioni per cui è meglio così - e lo è - stanno in una prescrizione di carattere morale che non ho stabilito io e che non comprendo appieno. Dal punto di vista dell'orizzonte mortale, non è affatto meglio così, e più rimetto le mani nella messe di comunicazioni dell'epoca più sono sicura.
Quindi la prospettiva da adottare non è quella della guarigione dalla ferita amorosa, ma quella dell'elaborazione del lutto. Devo cominciare a leggere, che so, scritti di vedove di morti in guerra, cose del genere (non vale ad esempio l'esperienza di mia madre, a cui è capitato di perdere il partner dopo 33 anni passati insieme e dopo aver cresciuto due figli).
Che nottata veramente indegna. Sono angosciatissima e non dormo, cosa che non serve a nessuno e certo più che risolvere i problemi ne crea altri.
Mia nonna è in pessime condizioni di salute. Fin qui niente di tragico, in fondo: ha 95 anni e finora è stata bene, alla fine è stata fortunata. Però la morte è un po' come un'idra, quando cade una delle fetide teste ci convinciamo che l'abbiamo tenuta a bada per qualche tempo... salvo vedere la testa che ricresce troppo presto.
E così non è tanto per la prevedibile e inevitabile fine della nonna che non so che pesci pigliare. E' per mia madre, che dopo aver assistito il marito per tutta la durata di una bruttissima agonia si ritrova nelle stesse camere odoranti di disinfettante, con il lettino dell'ASL a manovella, tra gemiti incomprensibili e spossatezza. Per giunta, fa 60 km al giorno avanti e indietro tra casa propria e casa della nonna; mia madre in questi casi si consuma e poi c'è il botto, ad esempio un incidente d'auto o un collasso di altro tipo (già successo). Senza contare che è circondata da persone che mentono e soprattutto si mentono pensando che va tutto bene, e io la vedo tra qualche anno, magari incapacitata da una malattia, privata dell'assistenza di cui ha bisogno perchè "non si mettono estranei in casa e comunque ci penso io". Nei ritagli di tempo, prevedibilmente. Salvo che io faccia qualcosa.
Ma qui si vede come le scelte giuste siano sbagliate, e viceversa. Dopo aver passato un anno a convincermi che non sono una persona degenere ed insensibile anche se decido di seguire le mie inclinazioni - le quali tendono a portarmi molto lontano da qui - sorgono tutti i vecchi problemi. Ovvero come conciliare la misericordia e la giustizia. E come passare senza troppi disastri da un modello dove nessuno fa quello che vuole (salvo gli immobilisti) ma i nonni muoiono circondati dall'affetto dei nipoti a un modello dove è possibile realizzarsi, però non ci sono nipoti, e l'affetto c'è ma è condito di orrore.
In questo senso, viene persino da far politica; il libro della Gruber che citavo qualche giorno fa insiste molto sul fatto che la cura di bambini e anziani in questo paese è delegata alle donne (vero, tanto che mio fratello ritiene del tutto ragionevole non mutare di uno iota la sua routine), e che non solo mancano le strutture per sopperire a questo, ma c'è anche uno stigma sociale nell'usare le poche che ci sono (vero, tanto che mio fratello era orripilato dal solo fatto di avere per casa un "estraneo" che cucinava quando mia madre si ruppe la gamba). Ovviamente il mondo non è tutto così, ma quello che vedo io lo è.
In più, si conferma per l'ennesima volta un fatto terribile di cui ho consapevolezza da molto, ma cerco di dimenticarmelo. Quando stava male mio padre, non avevo nessun problema ad andare a Torino anche tutti i fine settimana, e anzi non avrei sopportato di non farlo. Ora come ora, mi sento in colpa perchè la mamma è stanca, ma non avendo mai stabilito un rapporto affettivamente intenso con la nonna non mi viene alcun desiderio di andare là - se non, appunto, per la mamma, ma è diciamo un effetto di second'ordine. Poi alla fine lo farò, probabilmente il prossimo weekend, ma volevo soffermarmi su un'altra cosa. Ovvero che in mancanza di intensi moti dell'animo certi sacrifici - ad esempio andare a guardare di nuovo in faccia la morte dopo che mi ha preso a ginocchiate nel settembre del 2005 - è difficilissimo e lascia un sapore di risentimento.
Il che, a sua volta, alimenta un'altra convinzione: non posso e non devo entrare in una relazione sentimentale se non c'è il tipo di slancio che mi farebbe fare qualsiasi cosa senza che mi pesi, perchè inevitabilmente la vita gioca brutti scherzi (ad esempio finisce in mezzo ad agonie terribili), e alla fine si può stare solo con uno con cui sapresti come affrontare la notizia di un figlio con la spina bifida, solo con uno che avresti la forza di assistere dopo che è rimasto mutilato orrendamente in un incidente, solo con uno per cui tutte queste cose vengono completamente naturali - come andare da mio padre anche quando era distrutto e sfigurato. Il senso del dovere non basta, di fronte allo spavento che queste cose generano. La conseguenza di questo integralismo dei sentimenti? Che è ancora più improbabile che la mamma possa invecchiare serenamente circondata da nipoti.
Come dice il mio compagno di stanza al lavoro, "Tutto non ha senso".
Dimenticavo un fatterello importante. L'altra settimana ero al pub e a un certo punto ha chiamato un tizio che deve cambiarmi un'avvolgibile a casa. A un certo punto c'è stata una turbolenza sulla linea e lui ha ripetuto il mio nome per alcune volte onde accertarsi che io ci fossi ancora. La distorsione del segnale mi ha giocato uno scherzo bruttissimo: mi è parso infatti che una di queste volte il mio nome venisse pronunciato da una voce inglese. Ora: io sapevo con chi stavo parlando. Razionalmente era ovvio che era un disturbo di linea. Ma prima che mi ricordassi tutto questo, ho avuto un'emozione molto intensa. Poi mi sono fatta furba subito, tant'è che non ho fatto parola dell'accaduto e ho immediatamente pensato ad altro, ma santo cielo. E' assolutamente urgente dedicarsi a qualcos'altro, possibilmente a qualcun altro.
D'altronde, per questo motivo ho deciso che smetterò di parlare di Dan qui. Non posso andare avanti tutta la vita ricordando gli eventi dell'ultimo anno. Voglio solo più riportare una cosa.
Sette giorni dopo lo sfacelo del post precedente, stavo per partire per gli USA. Ormai era chiaro che non si andava da nessuna parte con lui, ma eravamo sospesi in un lungo addio piuttosto complicato. Questo è un estratto da una delle sue ultime lettere che contenevano qualche cosa di più di appunti sulla politica e sul tempo meteorologico.
"I could never begin to do justice to the ways you have impacted on my life for the better. From this point on, every success, every element of my life that is not lost to the agony of losing you will be a testament to you, and to the fact that you are my perfect soulmate. If the pain ever goes, every memory I have of you will be joyful. Even if it never does, every memory will always be loving and glad. I want you always to remember that I love you exactly as you are, and if one day you are able to be glad that your life contained, even if unconsummated, a love that is absolute, I will be infinitely glad. I will ask you to do this, and I promise that I will do the same. Never sell yourself short, and never settle for second best. If what we have really is, in some way, insufficient to surrender ourselves to it, then we must never settle for a love, or a life, that is less than we would have together. Use every moment you have, my love, and I will do the same. That is what we owe each other.
I will never cease praying for you daily, dearest, and there is part of me that will probably never stop praying that one day our lives will be lived together. I cannot begin to tell you how desperately I miss you already, and cannot bear to imagine the pain that your absence will cause, but even if it lasts forever, I would not give up the time that I have had with you for it to go away.
You said that you would not turn down specific requests, and I will take you at your word and simply ask that when you return from the States, please let me know you have the things I have sent.
Have a lovely time in the States.
I already have a hundred questions to ask you about it but if answers ever come they will do so in another time. Look after yourself, dearest. You are the most precious thing in all the world. Maybe one day I will be able to whisper it in your ear, but now I must let you go, so take the words with you and even though the pain will ease, never let the knowledge fade that although I am in a different world, I am here for you if you need anything, and I love you."
Ecco. Credo che il punto stia tutto qui. Io penso di meritare che qualcun altro in futuro mi tratti in questo modo. Un po' lo penso perchè lo meritiamo tutti, in quanto creature umane. E un po' perchè in fondo ho sofferto abbastanza, almeno in quest'ambito. Non è più successo, e questo ovviamente mi fa sorgere ogni sorta di dubbio sul fatto di meritarlo davvero. E' però necessario a questo punto usare la testa al posto che le facoltà emotive: dubbi del genere sono, probabilmente, non giustificati. Tocca guardare avanti.
E qui chiudo con questa storia.